martedì 16 giugno 2009

segue...

Straniera-
Buone cose a voi, Santippe! ( e le si avvicinò.)
(Santippe, donna del popolo, diffidava degli stranieri, specialmente dei signori che la mettevano sempre in subbuglio.)
Santippe-
Scusate, signora, forse voi mi confondetecon qualcun'altra, mai vi ho veduta prima, come conoscete il mio nome?
Straniera-
Non temete, che in amicizia io vengo; ho chiesto in giro dove si trovasse la casa del compianto Socrate, quando il fato mi ha messo davanti una delle vostre vicine che prontamente mi ha indicato la vostra figura.
Sono stanca per il viaggio e non vi mettete in agitazione per il mio aspetto.
Ho curato il mio corpo più del dovuto er seguire il mio destino ma gli anni che mi separano da voi sono ben pochi, le ferite e gli strappi li porto dentro di me e nessuno conosce le mie sofferenze.
Son fin qui venuta per parlarvi dell'uomo che tutti hanno ammirato e anch'io tengo sempre con me il ricordo della sua frenetica voglia di sapienza.
Santippe-
Dove lo avete conosciuto, siete proprio sicura di parlare dello stesso uomo che fu il mio sposo?
Straniera-
Sono sicura di quello che dico, ma, vi prego, usciamo dalla pubblica via, fatemi entrare in casa, dentro potremo parlare liberamente e vi toglierò ogni dubbio, e poi questo sole di maggio brucia già come le giornate di canicola.

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