mercoledì 3 giugno 2009

Santippe - un tuffo nel passato di Maurizio

399 A.C. Atene condanna a morte Socrate , il suo figlio migliore.
Un uomo pio e giusto che spese la vita intera per cercare la verità facendo mille domande agli ateniesi di ogni ceto sociale: calzolai, fabbri, commercianti, nonchè alla bella gioventù dorata di cui amava tanto la compagnia.
Sapiente secondo il responso dell'oracolo, perchè fu l'unico che dichiaro' la sua ignoranza dicendo che non sapeva niente e usava la sua dialettica che come una torpedine paralizzava la mente degli interlocutori annegandoli in un mare di dubbi.
La moglie Santippe non potè assistere alla sua agonia perchè troppo si disperava mandando lamenti al cielo e così Socrate potè pronunciare agli amici il suo ultimo discorso e come il canto del cigno parlo' soavemente elevando ad Apollo un inno alla morte ed alla vita eterna.
Il servo di Critone, devoto pure lui a Socrate, si occupo' della povera Santippe accompagnandola fuori dalla prigione mentre ancora ella si disperava e si percuoteva il petto con il figlioletto attaccato alla sottana.
Santippe-
Dove siete dei , ahimè! In questo sciagurato giorno devo separarmi per sempre dal mio sposo.
OH grandi! Ancora osate darmi il respiro dopo tutto questo?
Gli occhi non osano innalzarsi ma datemi un ora di pace, che il mio cuore non vada in pezzi.
Per questo figlio-abbracciando il piccolo Menesseno- oh supplichevoli un po' di conforto a quest'animo in pena.
Apollo saettante ci asciughi le lacrime e ci riconduca a casa, al nostro focolare non più caldo come una volta, perchè la sua parola che mai oso' comandare non ptranno più udire le nostre orecchie.
Andiamo Menesseno! Via, via di qua, come servi, scacciati, prendiamo il coraggio e attraversiamo questa città che dovrebbe sprofondare per non aver reso giustizia ad un nobile cuore, via , via.

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